Marranzano World Fest 2019 | Artisti
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ARTISTI

TERAKAFT & CESARE BASILE

Afro-Sicilian Blues Connection (Mali/Sicilia)

“A confident alliance of Tuareg blues and Rock’n’roll” **** The Indipendent

“One of the most powerful Tuareg rock statements in some time, politically charged and musically adventurous” **** The List

In anteprima per il MWF 2019, un incontro tra culture rock: quella dei nomadi Tuareg, i Terakaft, noti nel mondo come “pionieri del desert-blues” insieme ai loro colleghi Tinariwen, e quella del musicista catanese, cantore della nostra contemporaneità, Cesare Basile.

L’incontro tra queste personalità darà vita ad uno spettacolo unico che mescolerà suoni e voci provenienti da terre lontane, ma accomunate da una cultura rock contemporanea e meticcia, e da quella melancolia che unisce con un filo di sabbia la Sicilia al Sahara.

TERAKAFT

Terakaft significa “la carovana” in lingua Tamashek.

Terakaft è una gang di chitarristi, fondata da Kedou e Diara, due storici chitarristi del popolare gruppo blues maliano. Kedou è una celebrità nella sua terra, in Mali, grazie al ruolo che ha avuto nella ribellione tuareg ed anche alle sue canzoni. Si è riunito con Diara, uno dei membri originali dei Tinariwen, forse il chitarrista più “rock’n roll”, e due giovani chitarristi, Sanou e Rhissa.

I Terakaft sono pionieri del blues del deserto, declinata in una versione marcatamente rock: una musica aspra e ripetitiva, strutturata spesso in modo responsoriale e caratterizzata da ritmiche punteggiate dal battito sincopato delle mani. Una band che da il meglio dal vivo, trasportando l’ascoltatore in un viaggio nel cuore più profondo del deserto.

CESARE BASILE

Cesare Basile è un musicista catanese che suona e scrive canzoni dall’inizio degli anni ottanta. Nel suo percorso artistico trentennale nello scenario della musica rock contemporanea, opera a Roma, a Milano, Berlino, mantenendo però salde le radici nella terra d’origine, la Sicilia. Negli anni lavora e collabora con importanti personaggi della musica indipendente nazionale e internazionale quali John Parish, Manuel Agnelli degli Afterhours, Hugo Race, Marta Collica.

Il suo recente avvicinamento ai suoni e alle strutture tipiche del blues africano, senza abbandonare la scrittura di testi in lingua siciliana, ha fatto nascere l’idea di questo progetto originale e in buona misura sperimentale, che potremo gustare insieme nel magico crocicchio creato dal Marranzano World Fest

KALBELIYA

Gitani del Rajasthan (India)

Il deserto del Thar nel Rajasthan è uno dei territori dell’India più ricche di danze e musiche tradizionali. Nel Rajasthan le arti tradizionali sono ancora molto radicate nella vita sociale e costituiscono un variopinto caleidoscopio che rappresenta le diverse etnie e caste che convivono in questa regione. Le comunità Kalbeliya, di origini nomadi, erano conosciute fin dall’antichità come incantatori di serpenti. Gli uomini abili nel catturare ed estrarre il veleno dei serpenti senza ucciderli, ammaestrano ed utilizzano tutt’oggi i serpenti nei loro spettacoli di strada. Esperti suonatori di Poongi (strumento aerofono usato per incantare i serpenti) sono anche molto conosciuti come canta storie per le loro vivaci canzoni che narrano racconti sulla vita popolare. Le donne di queste comunità sono esperte nel canto e nella danza. In tempi antichi le donne danzavano solo durante ricorrenze religiose o in occasione di riti sociali come i matrimoni. La danza è parte fondamentale di ogni loro celebrazione culturale e manifestazione del loro straordinario talento artistico. Nelle ultime decadi a causa di cambiamenti sociali dovuti a maggiori contatti con l’occidente le donne hanno incominciato a danzare in festival e palcoscenici di tutto il mondo accompagnate da gruppi di musicisti tradizionali. Le danzatrici inoltre si esibiscono in numeri di equilibrismo e fakhirismo danzando con una o più anfore sulla testa o camminando su spade o vetri rotti. I loro spettacoli fortemente apprezzati dal pubblico occidentale hanno destato l’interesse di musicologi e documentaristi che hanno prodotto innumerevoli documentari e film sugli usi e costumi di questi popoli.

GLEN VELEZ

(USA)

Il tamburo a cornice è tra i più antichi strumenti musicali. È un tamburo a testa singola, come il tamburello occidentale, le cui origini si trovano nell’antico Medio Oriente, in India e nell’antica Roma, che ha raggiunto l’Europa medievale attraverso la cultura islamica. Durante la sua illustre carriera, Glen Velez è stato pioniere della riscoperta ti questo antico tamburo nel mondo moderno.

Vincitore del Grammy Award per quattro volte, Glen Velez è il padre fondatore del moderno movimento del tamburo a cornice ed è considerato una figura leggendaria tra musicisti e pubblico di tutto il mondo. Velez ha portato un nuovo genere di percussione nella scena musicale contemporanea creando un proprio stile di performance ispirato da anni di studio delle percussioni e del tamburo a cornice in varie culture. Le virtuosistiche combinazioni di Velez dei movimenti delle mani, le tecniche delle dita, insieme al suo originale stile compositivo, che incorpora stepping, drum language e canto degli Overtoni dell’Asia centrale (canto a due voci), ha indubbiamente aperto nuove possibilità ai musicisti di tutto il mondo, determinando un cambiamento nel mondo delle percussioni moderne. Nel 2014, Glen è stato inserito nella Hall of Fame della Percussive Arts Society.

Velez è il primo percussionista ad ottenere riconoscimento internazionale come musicista di successo di tamburi a cornice. La firma di Velez è riconoscibile in film, spot televisivi e colonne sonore moderne.

Velez è un insegnante d’esperienza che conduce workshop in tutto il mondo, sviluppando un proprio approccio all’insegnamento chiamato The Handance Method, in cui incorpora il movimento della voce e del corpo nel processo di apprendimento per suonare il tamburo a cornice. Velez è professore presso la Mannes School of Music di New York City e conduce regolarmente master classes alla Juilliard School e al Tanglewood Summer Music Program.

La ricerca pionieristica di Glen nella storia del tamburo a cornice hanno ispirato molti suoi studenti a continuare la ricerca sulle misteriose origini del tamburo a cornice.

TRAN QUANG HAI

(VIETNAM)

Altro grande ritorno al MWF 2019 è Tran Quang Hai!

Rinomato musicista di talento, proveniente da una famiglia di cinque generazioni di musicisti, nel 1961 si trasferisce dal Vietnam alla Francia, per studiare teoria e pratica della musica orientale e sviluppare una specializzazione in etnomusicologia.

La sua esperienza musicale è varia: dalla musica contemporanea all’elettroacustica, improvvisazione e colonne sonore. Continua a conservare e sviluppare la musica tradizionale vietnamita. Suona circa 15 strumenti musicali provenienti da Vietnam, Cina, India, Iran, Indonesia e Europa.

Dal 1966, ha tenuto oltre 2.500 concerti in 50 paesi e ha partecipato a un centinaio di festival internazionali di musica tradizionale. Oltre alle sue attività artistiche, è anche interessato alla ricerca musicale. Ha migliorato la tecnica del cucchiaio e dello scacciapensieri e nel 1970 ha trovato la chiave per la tecnica del canto armonico.

ÁRON SZILÁGYI

(UNGHERIA)

Áron Szilágyi sostenitore del MWF fin dalla sua prima edizione è uno dei più apprezzati suonatori di scacciapensieri al mondo. Il suo stile dinamico, unico e originale ha ispirato innumerevoli suonatori in tutto il mondo. Quest’anno porterà al festival due progetti: la musica folk etno-trance della tradizione ungherese che mostrerà le mille facce di questo antico strumento, e un progetto elettro-shamanico di musica dance in cui tutti i suoni sono prodotti dallo scacciapensieri.

Áron ha creato, gestito e suonato in progetti musicali che hanno riscosso grande successo nella scena musicale mondiale, è promoter per festival e eventi di world-music, organi festival di scacciapensieri, tiene workshop in tutto il mondo, direttore del più grande museo di strumenti musicali in Ungheria, scrive articoli e gestisce un webshop dedicato allo scacciapensieri.

JACARÀNDA, LA PICCOLA ORCHESTRA GIOVANILE DELL’ETNA

(SICILIA)

Un progetto che nasce nel 2017 su iniziativa dell’Associazione Musicale Etnea: un ensemble laboratorio, diretto da Puccio Castrogiovanni, compositore, arrangiatore e multistrumentista.

Raccoglie giovani musicisti che hanno sviluppato insieme un repertorio musicale contaminato dalle tradizioni locali e dagli incontri con musicisti di tradizioni varie.

La Jacarànda si è esibita a Catania e Messina nell’ambito del SabirFest 2017 e con MoDem, Collettivo giovane della Compagnia Zappalà Danza nella prima assoluta MUDDICA non ancora pane.

Ha realizzato le musiche per il nuovo ciclo di San Berillo web serie doc ed è impegnata in un laboratorio di scrittura presso l’Istituto Penale per i Minorenni di Acireale (CT) che porterà alla realizzazione del loro primo CD.

Intanto a Maggio 2018 e poi in Ottobre sempre in occasione del SabirFest l’Orchestra ha lavorato a due nuove produzioni della compagnia internazionale di danza QBR.

Simone Ardita – voce e chitarra

Benedetta Carasi – voce, marranzano, glockenspiel, percussioni

Alessandro Pizzimento – plettri, zampogna, friscalettu e voce

Giuseppe Sapienza – clarinetti

Gabriele Ricca – fisarmonica e voce

Luca Conte – chitarra, percussioni, voce

Riccardo Conte – zampogna, fisarmonica, percussioni, voce

Giuliano Ursino – basso elettrico

Francesco Castrogiovanni – tamburello, tammorra muta, pandeiro

Sara Castrogiovanni – darbuka, kajon

Andrea Mirabella – flauto traverso

Valeria Grasso – voce

DIREZIONE Puccio Castrogiovanni

A VUCI LONGA

Matilde Politi, Simona Di Gregorio, Maura Guerrera

(SICILIA)

A Lipari, nelle Isole Eolie, in provincia di Messina, erano detti A VUCI LONGA i canti contadini a più voci: «C’erunu chiddi ca purtàvunu e chiddi c’accurdàvanu » ovvero c’erano quelli che portavano (intonavano) il canto e quelli che accordavano (eseguivano una forma di accompagnamento corale).

L’ensemble A VUCI LONGA nasce da un’idea di Maura Guerrera,
accolta con entusiasmo da Matilde Politi e Simona Di Gregorio: tre donne, tre voci, tre città della Sicilia (rispettivamente Messina, Palermo e Catania) e il desiderio comune di rendere omaggio alle forme polivocali di tradizione orale in Sicilia. La forza motrice dell’incontro, il desiderio di queste tre artiste siciliane di intrecciare le loro voci per valorizzare e rivitalizzare un patrimonio prezioso, complesso e ancora poco esplorato.

CHRIS OBEHI

Nigeria

Christopher Goddey, in arte Chris Obehi, ha 22 anni, studia all’Istituto Tecnico economico per il turismo Marco Polo di Palermo, ed è nato in Nigeria. Nonostante la sua drammatica storia che lo ha portato fino in Italia, è riuscito a raccogliere tutto sé stesso, ogni sua risorsa, per costruire il suo sogno. Adesso Chris gira per il mondo con la sua chitarra e la sua voce, dopo che un video del Palermo Festival in cui intona i versi della “Cantatrice del Sud” Rosa Balistreri è diventato virale sui social. Chris è si ritrova completamente nelle note e nel sentimento graffiante della cantautrice licatese, interpreta le sue parole come una realtà forte che è al contempo schiaffo e carezza.